Come scrivere una conclusione

Nei precedenti articoli abbiamo parlato di come strutturare un testo nelle sue diverse parti, con questo vogliamo invece dare una serie di consigli professionali per scrivere una conclusione efficace. La conclusione ha una funzione essenziale: sintetizzare e collegare le informazioni presentate nel testo, evidenziandone l’importanza e lasciando al lettore un’impressione finale su quanto detto. Quando una conclusione è scritta bene, chi legge rimane con la sensazione di aver compreso quanto appena letto, ed è portato a considerare convincenti e solidi gli argomenti esposti nel testo. E questa impressione conclusiva è fondamentale perché influenzerà il giudizio – positivo o negativo – del lettore. A questo scopo, è importante che la conclusione del nostro testo sia semplice e chiara, e che susciti nel lettore proprio quelle impressioni che vogliamo lasciare: convinzione, interesse, indignazione, commozione, sorpresa?

Vediamo ora più in dettaglio quali accorgimenti si possono adottare per strutturare in maniera efficace il paragrafo conclusivo di un testo. Anzitutto, è importante riproporre la frase chiave che abbiamo già utilizzato nel corpo del testo per comunicare il nostro punto di vista o tesi. Evita però di ripetere la la frase chiave in maniera del tutto identica, ma ricorri a delle varianti utilizzando dei sinonimi e una struttura diversa. Se l’organizzazione del testo prevede diversi punti, ciascuno dei quali illustra un aspetto del tema o un argomento a supporto della tesi, può essere una buona idea ricapitolare nel paragrafo conclusivo ciascuna di queste parti. L’importante è farlo in maniera sintetica e, se possibile, evidenziando i collegamenti fra tutto quello che abbiamo detto, anche – e soprattutto- le connessioni implicite (causa/effetto, prima/dopo, ecc). Oltre a sottolineare l’importanza di quanto discusso e la forza degli argomenti illustrati, usa la conclusione per accennare a possibili prospettive future o soluzioni a problemi evidenziati nel testo, oppure facendo riferimento a temi più vasti che siano comunque collegati a ciò di cui hai parlato.

È essenziale utilizzare parole ed espressioni che facciano capire al lettore che è giunto al paragrafo conclusivo del testo. Per farlo, sforzati di essere originale e non esordire con i soliti “in conclusione”, “insomma”, “infine” e simili. Ricorri piuttosto alla ripresa di parole, espressioni, citazioni, dati ed esempi che hai utilizzato nel primo paragrafo, o comunque più indietro nel testo, perché questo darà un senso di completezza e di circolarità al tutto. Presta inoltre particolare attenzione al passaggio dall’ultimo paragrafo alla conclusione, cercando di collegarli da un punto di vista logico. In generale evita di utilizzare nella conclusione frasi ed argomenti troppo complicati, che risulterebbero troppo dispersivi in chiusura del discorso: nel paragrafo finale è importante utilizzare un linguaggio chiaro e semplice allo scopo di mantenere alta l’attenzione del lettore fino all’ultima parola. Una volta scritta la conclusione, rileggila più volte, possibilmente a voce alta, per controllare che la struttura sia solida, che il linguaggio utilizzato sia semplice ma non banale e scontato, e che l’impressione prodotta sia coerente con la finalità del tuo testo.

In questo articolo abbiamo visto come scrivere una conclusione efficace, e quali strategie utilizzare per strutturarla al meglio. Come avrai capito, questa parte del testo riveste un’importanza fondamentale perché da essa dipende in larga misura l’impressione finale che il nostro lettore ricaverà da ciò che abbiamo descritto e discusso. Sarebbe quindi un errore sottovalutarne l’importanza e limitarsi a una frasetta di circostanza, magari ripetendo senza troppe variazioni quanto già detto nel testo. Un bel testo, efficace e ben strutturato, sarà ulteriormente valorizzato da una conclusione brillante e lascerà il segno sul lettore.

 

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Come strutturare un testo

Per scrivere una buona composizione (sia essa un tema scolastico, un articolo per un blog o un articolo giornalistico) è necessario rispettare delle regole ben precise. Come dice la parola stessa, una “composizione” implica un’operazione logica mediante la quale si “compone”, cioè si mette insieme ordinatamente e organicamente delle parti. L’enfasi su ordinatamente e organicamente non è casuale: molti credono che una composizione sia semplicemente un flusso di parole che da un punto di partenza arriva a un punto finale, e molto spesso si tende a valutarne la bontà, anche in ambito scolastico, in base alla correttezza ortografica e alla proprietà di linguaggio, o rispetto a una non definibile (né quantificabile) “originalità”, piuttosto che sulla base della struttura e dell’efficacia dell’argomentazione, che sono invece i pilastri sui quali si regge un buon testo. Una composizione è molto più di un flusso di parole in libertà: è una struttura ordinata e organica in cui ciascuna delle parti obbedisce a una precisa finalità. Quando strutturiamo un testo dobbiamo quindi essere consapevoli della funzione di ciascuna parte, che non può essere collocata e articolata in maniera casuale o “impressionistica”.

Come si struttura un testo

Le pagine Internet che spiegano come scrivere una composition in inglese fanno tutte più o meno riferimento alle stesse regole, che sono estremamente codificate. Inoltre, qualsiasi di esse vi dirà che la struttura della composition è fondamentale. Un testo ben articolato si compone di un paragrafo introduttivo, una serie di paragrafi in cui si sviluppa il tema e un paragrafo conclusivo. La regola canonica prevede un numero preciso di paragrafi in cui il tema va sviluppato: dovrebbero essere tre (oltre ovviamente al paragrafo introduttivo e a quello conclusivo), ma a seconda delle esigenze il loro numero può anche aumentare. L’introduzione serve a presentare l’oggetto del discorso, illustrando il problema e la tesi che si vuole sostenere. Nei paragrafi in cui articoleremo lo sviluppo del tema andremo ad esporre gli argomenti a sostegno della nostra tesi oppure i diversi punti in cui si articola l’argomento di una composizione descrittiva. La funzione della conclusione, infine, è quella di sintetizzare quanto detto nei paragrafi precedenti e riassumere la tesi.

È importante cercare di essere il più possibile specifici, evitando gli argomenti troppo generici o semplicistici. Una regola di composizione vuole che a ciascuno dei paragrafi corrisponda uno e un solo argomento a supporto della tesi. Ciascuno di questi punti (abbiamo detto che canonicamente sono tre ma possono essere di più) deve essere supportato da un’argomentazione logica e da prove il più possibile precise e dettagliate: queste possono essere rappresentate da citazioni di fonti, fatti, dati e statistiche. Una regola d’oro per strutturare un testo in maniera efficace è considerare le possibili domande o obiezioni che un ipotetico lettore potrebbe fare. Ciò è importante per due ragioni: anzitutto, perché gli argomenti che si espongono nel discorso dovrebbero sempre rispondere a tali obiezioni o dubbi; in secondo luogo, tenere in considerazione possibili appunti e contestazioni di un ipotetico lettore può aiutarti a trovare gli argomenti stessi di cui parlare. Perciò, quando non sai cosa dire o cosa aggiungere a quanto detto, sforzati di considerare tutti i punti della questione e immagina per ciascuno i possibili argomenti e contro-argomenti che possano essere formulati. Ricorda, infine, che tutto ciò che non supporta davvero la tesi (in special modo argomenti e affermazioni triviali, generici o troppo semplicistici) è superfluo, e pertanto andrebbe eliminato.

Come si struttura un paragrafo

Ogni paragrafo dovrebbe sviluppare un’idea principale, che deve essere formulata in maniera esplicita all’inizio del paragrafo stesso, se possibile in una sola frase, e poi supportata da informazioni aggiuntive e prove nel corpo del paragrafo. Nella frase iniziale focalizziamo l’argomento fornendo indicazioni su quale sarà la direzione che il nostro discorso prenderà nel paragrafo. Dovrebbe quindi essere costruita secondo regole precise: deve contenere una menzione esplicita del tema del paragrafo,  e deve indicare chiaramente al lettore che argomento o tesi presenteremo in rapporto a quel tema. È necessario che questa frase, che potremmo chiamare “tesi”, sia seguita da una “dimostrazione”, ovvero una serie di argomenti che forniscono prove a supporto della tesi, esempi che la illustrano e informazioni che la spiegano. In questa fase della stesura del paragrafo è necessario essere il più possibile concreti e specifici: gli argomenti a supporto della tesi possono quindi essere statistiche, percentuali, dati tratti da studi o rapporti; riferimenti a storie, aneddoti o esperienze personali; citazioni da fonti primarie o secondarie; fatti o esempi concreti. Infine, è necessario enunciare in maniera chiara per quale ragione le informazioni e i dati presentati sono rilevanti ai fini della nostra esposizione: ricorda che il lettore deve capire in maniera inequivocabile in che modo questi argomenti supportano la tua tesi. È inoltre consigliabile presentarli in maniera ordinata, per esempio facendoli precedere da indicazioni come “anzitutto”, “in primo luogo”, “in secondo luogo”, eccetera. Un paragrafo può inoltre contenere una frase conclusiva, anche se quest’ultima non è sempre necessaria. La conclusione ha una funzione essenziale: deve sintetizzare le informazioni presentate nel paragrafo, per cui spesso è opportuno riprendere parole o espressioni già utilizzate nella frase con cui abbiamo formulato l’argomento del paragrafo, per far capire al lettore che stiamo riepilogando quanto detto; può inoltre essere utile impiegare qui espressioni che introducono una conclusione, come “perciò”, “pertanto”, “di conseguenza”. La conclusione può anche servire a collegare il paragrafo a quello successivo: in questo caso può essere opportuno anticipare parole o espressioni con cui formuliamo l’argomento nel paragrafo successivo.

In questo articolo abbiamo dunque visto a quali criteri deve essere improntata la struttura di un testo nelle sue parti principali; abbiamo spiegato anche, all’interno di ciascuna parte, in che modo vanno costruiti i singoli paragrafi. In breve, la regola d’oro è che l’idea centrale deve essere formulata chiaramente nell’introduzione; deve poi essere sviluppata in pochi punti chiave (in genere tre), che possono essere gli argomenti principali in cui si articola la descrizione dell’oggetto dell’esposizione o le principali prove a sostegno della tesi che vogliamo dimostrare; a ognuno dei punti chiave deve corrispondere un solo paragrafo; alla conclusione spetta infine di riepilogare in maniera concisa e sintetica quanto detto e dimostrato. Un testo ben costruito e immediatamente riconoscibile nelle sue parti rende al lettore più facile il compito di seguire un discorso, ma permette anche a chi scrive di inquadrare e affinare meglio l’idea che vuole comunicare. Come abbiamo cercato di dimostrare, per scrivere bene è necessario strutturare in maniera solida quello che scriviamo. Sforzarti di articolare un testo secondo delle regole di composizione ti aiuterà a ragionare meglio: se il riassunto è un esercizio senz’altro essenziale per migliorare la padronanza lessicale e allenare la capacità di comprensione testuale, l’esercizio della composizione è fondamentale per migliorare le capacità logiche e di ragionamento.

 

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Scrivere in maniera efficace richiede delle regole ben precise, che difficilmente vengono insegnate. Abbiamo già dedicato diversi articoli ai criteri per strutturare un testo e alle tecniche da usare. In questo articolo ci occupiamo di una parte fondamentale del testo, l’introduzione: forse ti sorprenderà leggerlo, ma anche nel caso dell’introduzione ci sono delle regole piuttosto codificate da seguire. Ti illustreremo le tecniche per costruire in maniera impeccabile l’introduzione di un tema o di un articolo per un blog o giornale, e ti spiegheremo quali sono gli errori che vanno evitati per non cadere nella trappola di un’introduzione banale o fiacca.

Caratteristiche di una buona introduzione

Il primo passo per scrivere un’introduzione efficace è capire qual è la sua funzione nell’economia del testo e, conseguentemente, che caratteristiche deve avere e come deve essere strutturata. La sua funzione è quella di presentare l’oggetto della composizione, deve quindi introdurlo e aiutare il lettore a comprendere di cosa si parlerà. Che caratteristiche dovrebbe avere? Per prima cosa, deve essere breve: tieni in mente che dovrebbe rappresentare circa il 10% della lunghezza totale del testo (probabilmente non lo avrai notato, ma la lunghezza dell’introduzione di questo articolo rappresenta proprio il 10% del totale). È quindi importante che sia sintetica e concisa, ma allo stesso tempo occorre fare attenzione a non cadere nella trappola delle semplificazioni: per essere concisi rischiamo infatti di semplificare troppo, ed è probabilmente questo il difetto più comune di un’introduzione.

Passiamo quindi a vedere come dovrebbe essere strutturata un’introduzione per essere davvero efficace. Anche qui ci sono delle regole ben precise da seguire. L’introduzione dovrebbe comporsi di almeno tre parti: una prima parte che potremmo definire incipit, una seconda parte in cui si amplia e si sviluppa quanto è stato detto nell’incipit, e una parte finale in cui si enuclea la tesi che si dimostrerà, oppure – in un contesto informativo – l’aspetto specifico di un tema generale che si andrà a descrivere. Si può inoltre prevedere un’ulteriore parte, nella quale si presenta una panoramica della struttura che avrà il nostro testo e dei vari punti in cui esso si articolerà (consigliato nel caso di un’esposizione particolarmente complessa e articolata).

L’incipit è probabilmente, insieme alla conclusione, la parte più difficile da scrivere, ma se segui queste regole non dovrebbe metterti in crisi. Si sceglie spesso di aprire l’introduzione con una citazione, ma ti sconsigliamo di farvi ricorso perché si tratta di una tecnica decisamente abusata. Molto più incisivo è aprire l’introduzione con un aneddoto, purché sia rilevante rispetto al tema che si andrà a sviluppare: l’aneddoto scelto dovrebbe essere significativo e interessante, e dovrebbe colpire l’attenzione. Un’altra tecnica è quella di aprire l’introduzione con una domanda retorica: purché sia rilevante rispetto all’argomento e purché sia seguita da una spiegazione, può essere una soluzione molto efficace, meglio poi se si pone una questione stimolante e, perché no, provocatoria (ma non in tono polemico). Infine, un’altra soluzione molto utile è quella di presentare in apertura un dato o un fenomeno particolarmente significativo in rapporto al tema della composizione, che risulti magari sorprendente. Nella parte successiva andremo a fornire un contesto a quanto abbiamo enunciato nell’incipit, ampliando quanto abbiamo appena detto e fornendo ulteriori dettagli che servano al lettore a farsi un’idea più precisa e concreta. Se stai scrivendo un testo descrittivo, è proprio in questa parte che potrai fornire informazioni essenziali sull’argomento (per esempio, una brevissima sinossi se stai scrivendo di un’opera letteraria). Arriviamo infine alla parte finale dell’introduzione, che è in realtà la parte più importante: la tesi che vuoi dimostrare (se invece di un testo argomentativo stai scrivendo un testo descrittivo-informativo, sarà l’aspetto specifico del tema generale che esporrai). È essenziale che la tesi sia formulata in un certo modo, e che sia perfettamente riconoscibile: per esempio, è importante che non sia presentata come una domanda, ma piuttosto come una risposta a una domanda. Dovrebbe poi rappresentare un punto di vista originale e innovativo rispetto al tema, e il più possibile concreto e specifico. Le tesi troppo generiche o semplicistiche vanno sempre evitate. È poi fondamentale che nello sviluppo della composizione la tesi sia supportata da argomenti validi. Ricorda poi di tenere sempre in considerazione i possibili argomenti contrari alla tesi che ti proponi di difendere, perché è proprio a questi argomenti contrari che devi cercare di rispondere nei vari punti in cui si articolerà il tuo scritto.

Errori da evitare

Vediamo infine quali sono i principali errori che si possono commettere in fase di stesura di un’introduzione. Anzitutto, non sforzarti di aprire il tuo scritto con trovate e frasi ad effetto: non è questa la funzione che dovrebbe avere un’introduzione efficace, l’introduzione deve semplicemente presentare ciò di cui si parlerà, non deve stupire a tutti i costi. Dovresti evitare anche il ricorso a luoghi comuni e affermazioni troppo vaghe o generiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di cose risapute o troppo banali, che il lettore conosce benissimo. Ricorda che al destinatario del tuo testo non interessa leggere qualcosa che sa già. Evita quindi le generalizzazioni e le semplificazioni, anche perché sono sempre superflue ai fini del discorso, sia che tu debba difendere una tesi sia che debba semplicemente descrivere un aspetto specifico di un tema più vasto.

Evita dunque le affermazioni troppo vaghe, o troppo semplicistiche, o troppo generiche. Piuttosto, un criterio molto efficace per capire cosa dire nella tua introduzione è questo: se nel tuo lavoro di studio sull’argomento o nella ricerca delle fonti per la stesura del testo ti sei imbattuto in un aspetto del tema che hai trovato particolarmente interessante, puoi usarlo proprio nell’introduzione.

 

Con questi consigli e suggerimenti su come scrivere un’introduzione efficace speriamo di aiutarti a migliorare la tua capacità di scrittura: utilizzando le tecniche di costruzione che abbiamo illustrato riuscirai di sicuro a scrivere senza troppe difficoltà un’introduzione incisiva e in grado di suscitare l’interesse dei lettori.

 

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Scrivere in maniera efficace richiede delle regole ben precise, che sicuramente nessuno ti ha mai insegnato. Leggendo gli articoli che abbiamo dedicato all’argomento imparerai la tecnica per scrivere un testo perfetto. Che si tratti di un tema scolastico, un articolo di giornale o blog, o contenuti SEO per pagine Internet, quello che scrivi deve essere in grado di destare curiosità, conquistare l’attenzione di chi legge sin dalle primissime righe, mantenere vivo l’interesse dei lettori fino alla fine, e colpire per la sua originalità. Se ti sembra che questi obiettivi siano unicamente alla portata dei grandi scrittori ti sbagli. Seguendo i nostri consigli sarai in grado anche tu di esporre con facilità un contenuto nella maniera più efficace, originale e brillante possibile.

In questo articolo parleremo della parte più importante di un testo, che è la tesi, ovvero quello che hai intenzione di discutere nel tuo scritto. La tesi è il nucleo di una buona composizione: non puoi pensare di scrivere un testo valido se non hai prima ben chiara l’idea che vuoi comunicare al lettore.

Devi quindi per prima cosa definire la tesi del tuo scritto.

Per farlo, ti può essere utile considerare quali sono le caratteristiche che una tesi dovrebbe avere. Anzitutto, non confondere il tema con la tesi: il tema è l’argomento generale di cui intendi trattare, per esempio Manzoni, il Risorgimento o Internet, per fare solo qualche esempio. All’interno di quel campo estremamente vasto che è il tema, la tua tesi deve affrontare un aspetto molto specifico e ben delimitato (come, per esempio, la funzione del paesaggio nei Promessi Sposi).

Altra caratteristica fondamentale della tesi è che deve essere la risposta a una domanda puntuale e circoscritta. L’esempio appena proposto lo illustra con chiarezza: in questo caso, la domanda sarebbe “qual è la funzione del paesaggio nei Promessi Sposi?” Dunque, la tesi da sviluppare nel testo è la tua risposta a questa domanda.

È molto importante chiarire questo aspetto: la tesi è la tua risposta, il che vuol dire che dovrebbe esprimere un punto di vista originale e per quanto possibile innovativo rispetto al tema affrontato. Lo sviluppo di questa idea nel corpo della composizione potrà essere di tipo espositivo-descrittivo oppure argomentativo. Questo significa che in un testo di tipo descrittivo andrai a descrivere un certo aspetto o a informare su un dato fenomeno, mentre in un testo di tipo argomentativo dovrai difendere la tua posizione riguardo a un certo argomento.

Una volta definita la tesi, devi enunciarla in maniera efficace.

È quello che in inglese si chiama thesis statement: fondamentalmente, con l’espressione thesis statement intendiamo una breve e concisa esposizione della tesi dell’articolo o composizione, ovvero ciò che si andrà a discutere.

Anche in questo caso ci sono delle regole vere e proprie che vanno seguite: la frase chiave dovrebbe comparire all’inizio del testo, preferibilmente verso la fine del paragrafo introduttivo, perché la sua funzione – fondamentale! – è permettere al lettore di identificare immediatamente l’argomento e la finalità del testo che sta leggendo. Per tale ragione, è importante altresì che la frase chiave non superi le due frasi di lunghezza, altrimenti non potrebbe spiegare in maniera chiara e inequivocabile il proposito del testo. Altra regola da seguire per formulare la tesi è che dovrebbe essere presentata come un’affermazione e non in forma di domanda, proprio perché deve essere facilmente identificabile da chi legge. Infine, un’altra legge che non ci stancheremo mai di ripetere, e che vale in realtà per tutto o quasi, inclusa la scrittura di temi e articoli, è che less is more: la tesi dovrebbe essere una sola. Centrare il nostro testo su una sola idea che sia ben inquadrata, sostenuta da solidi argomenti ed efficacemente espressa è il modo migliore per colpire l’attenzione di chi legge e suscitare un’impressione altamente positiva.

Adottare le tecniche che abbiamo esposto ti aiuterà a mettere a fuoco meglio la tua idea: una volta strutturata in maniera solida la tua tesi, svilupparla nel corpo della composizione sarà quasi un gioco da ragazzi: a quel punto sarà molto più facile e veloce ampliare quel nucleo fondamentale in un testo efficace, originale e brillante.

 

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Per scrivere bene è necessario seguire delle regole, che cambiano ovviamente a seconda di quali siano le finalità e la funzione del testo che si sta scrivendo: un tema scolastico, un articolo di giornale o di blog, un racconto o un romanzo, un saggio o manuale… Ciascuna di queste tipologie testuali risponde a finalità distinte ed è naturale che tale differenza si rifletta nelle specifiche caratteristiche di ciascuna. Abbiamo dedicato diversi articoli alle norme da seguire quando si redigono certi tipi di testi. In questo vedremo invece quali sono gli errori più comuni che quando scriviamo possiamo commettere senza rendercene conto.

Le banalità e i luoghi comuni

Bisogna sempre evitare le affermazioni troppo vaghe, troppo semplicistiche o troppo generiche. Abbiamo constatato, soprattutto fra gli scrittori meno esperti, che l’introduzione e la conclusione di un testo tendono ad essere i punti più “deboli” da questo punto di vista: per scrivere una conclusione o una introduzione efficace segui i consigli che abbiamo illustrato in altri due articoli (vedi link in fondo). Nella maggior parte dei casi non si sa come aprire o chiudere un testo e allora ci si rifugia nelle banalità e nei luoghi comuni: per esempio, se stai scrivendo un articolo di blog sul cibo italiano (e ti prego, non dire food…), potresti essere tentato di esordire ricordando che “noi italiani, si sa, siamo famosi nel mondo per la nostra cucina”, o che “la dieta mediterranea è considerata una delle più salutari al mondo”. Il lettore lo sa benissimo e non c’è nessun bisogno di ricordarglielo: sono fatti risaputi, già sentiti migliaia di volte. È molto più interessante illustrare e commentare un fatto o un dato specifico. Insomma, ricorda che al destinatario del tuo testo non interessa leggere qualcosa che sa già, il trucco per interessarlo è dirgli, già in apertura, qualcosa che non sappia già, o evidenziare un dato o un fatto sorprendente. Evita quindi le generalizzazioni e le semplificazioni, anche perché sono sempre superflue ai fini del discorso, sia che tu debba difendere una tesi sia che debba scrivere un brano di narrativa.

Le divagazioni

Qualsiasi tipo di testo si scriva, occorre ricordare che tutto ciò che non supporta davvero la tesi o comunque l’idea centrale (in special modo argomenti e affermazioni triviali, generici o troppo semplicistici) è superfluo, e pertanto andrebbe eliminato. In particolare, l’idea centrale di una composizione (un tema scolastico o un articolo) non può essere un un elenco di argomenti, ma dovrebbe essere una sola, se possibile, e andrebbe formulata nella maniera più sintetica, precisa e concreta possibile. Evita di menzionare altri argomenti che non intendi approfondire nella composizione. Less is more: centrare il nostro testo su una sola idea che sia ben inquadrata, sostenuta da solidi argomenti ed efficacemente espressa è il modo migliore per colpire l’attenzione di chi legge e suscitare un’impressione altamente positiva. Non serve moltiplicare i temi toccati, che è un po’ come mettere troppa carne al fuoco, è invece molto più utile supportare tutti i punti chiave della tua esposizione con prove e dati il più possibile congruenti e validi.

La paura di modificare o tagliare

Un bravo scrittore impiega più tempo a tagliare e rimaneggiare un testo che a scriverlo. Quindi, ricorda di non affezionarti troppo a ciò che scrivi, perché il processo di revisione è importante quanto quello di “creazione”, se non di più. Spesso gli elementi a cui uno scrittore è maggiormente affezionato, e a cui non vorrebbe proprio rinunciare, sono proprio i punti più deboli del suo scritto. Cercare di distanziarsi dal testo ed eliminare o modificare tutto ciò che suona troppo “personale” o connotato in maniera espressiva o enfatica può essere un criterio efficace per liberare la nostra scrittura da tutte le “scorie” che la appesantiscono.

 

In questo articolo abbiamo dunque visto quali sono gli errori che bisogna evitare quando si scrive. Ci siamo limitati a indicarne tre per brevità, anche se, volendo addentrarsi nel campo dello stile, ci sarebbero molti più avvertimenti da fare. Un consiglio finale che ci sentiamo di dare è quello di pianificare il più possibile prima di iniziare a scrivere, buttando giù una serie di idee preliminari che andremo poi ad articolare e organizzare all’interno di una struttura ordinata (che nel caso di un libro ne costituirà l’indice): questo schema sintetico e ordinato può essere abbozzato anche con carta e penna (è anzi consigliabile scriverlo a mano piuttosto che al computer) e ci permetterà di avere in ogni momento ben chiari i contenuti di cui intendiamo trattare, facilitandoci enormemente il compito di tradurli in parole.

 

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